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Amaritudo Vitae. Me Sfasterio

AMARITUDO VITAE. ME SFASTERIO
Liberamente ispirato all’opera di Annibale Ruccello

Regia e Adattamento di Nicola Laieta

Con:
Ilaria Arra,Renato Bisogni,Fabrizio Botta,Filomena Carillo, Giuseppe Di Somma,Chiara Maria Elena Ostuni, Margherita Officioso

Ideazione Scene: Sissi Farina, Nicola Laieta
Realizzazione Scene: Sissi Farina
Costumi: Anna Verde
Consulenza Musicale: Federico Battistelli

presentato nella rassegna del Comune di Napoli “La Città in Teatro”, presso “Sala Assoli” (2014)

C’è una antica parola della teologia morale che mi sembra esprima il sentimento comune alle storie che si incrociano in questo gioco teatrale.
Questa parola è “Accidia”, o “Sfasterio” nel napoletano dei nostri tempi.

<< L’accidia, uno dei sette peccati capitali, colpisce chi ha perso la speranza, e con essa il senso e il respiro del futuro, costringendo le vittime di tale melanconia all’immobilità, alla pura contemplazione del vuoto, all’evasione da se stessi e dal mondo attraverso la “evagatio mentis” (i moromorii del passato) e la “instabilitas proposiri” (la guerriglia umorale praticata con chi le è prossimo) >>.
[Giuseppe Merlino “ L’accidia e il desiderio. Proust e Ruccello”]

Senza distinzione generazionale, ne sono affetti i personaggi di questo spettacolo, siano essi i figli confusi, nauseati, alterati da un “troppo” percepibile ma irraggiungibile; siano esse le loro mamme, nere, ansiose, respingenti, evanescenti.
Ci sembrano come uccellini in gabbia, deportati in un altrove sconosciuto, orfani di un armonia perduta tra madre e figlio insieme, unico-corpo natura proteso verso il mondo.
Un montagna cupa e nera sovrasta quella terra di nessuno che sono le periferie urbane, in cui queste figure bizzarre e insoddisfatte vegetano con ironica rassegnazione.
Noi ci divertiamo a mostarverli come in un teatro di burattini, come in uno specchio deformato nella speranza di scuoterci, noi per primi, da questo amaro incantamento.

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